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Defibrillatori e arresto cardiaco – cose da sapere

Il Decreto Ministeriale 24 Aprile 2013 (decreto Balduzzi) dispone la presenza di Defibrillatore Automatico Esterno (DAE) negli impianti sportivi per la prevenzione della morte improvvisa durante o immediatamente dopo l’attività sportiva.

La responsabilità della custodia e della manutenzione sono a carico della società sportiva o del gestore dell’impianto e deve essere presente personale adeguatamente formato. Sino al 2001 la defibrillazione era un atto medico riservato ai laureati in Medicina e Chirurgia. La legge in oggetto lo ha esteso a personale laico (non medico).
La formazione (training) avviene mediante corsi BLS-d (Basic Life Support- defibrillation) al termine dei quali viene rilasciato un attestato abilitante della validità di 2 anni. Per il rinnovo serve il retraining. Autorizzati a rilasciare l’attestato abilitante al BLS-d e il suo rinnovo sono «Provider» pubblici e privati, che organizzano i corsi a costi variabili.
Tuttavia la morte improvvisa fra i giovani atleti in campo è un evento raro (circa un caso su centomila persone in un anno), molto meno raro fra la popolazione generale, cioè fra il pubblico.
Il fattore tempo assume un’importanza cruciale. Le possibilità di successo si riducono del 7-10% per ogni minuto che passa. La vicinanza del dispositivo permette di ridurre il tempo di intervento e quindi di aumentare le probabilità di successo della rianimazione. Il DAE deve quindi essere prontamente accessibile e disponibile nel giro di non più di 3 minuti. Ma l’attrezzatura tuttavia non salva la vita se non è disponibile personale addestrato.
Il tasso di sopravvivenza dell’arresto cardiaco al di fuori dell’ospedale è basso. Secondo uno studio francese (Karan N e coll.), presentato a Roma nell’Agosto scorso al congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) l’addestramento di base al primo soccorso (BLS) è più importante del numero di defibrillatori esterni dislocati sul territorio nel ridurre le morti cardiache improvvise extra-ospedaliere. Lo studio ha preso in considerazione il numero di DAE per 100.000 abitanti in 1000 km2 in rapporto al numero di personale addestrato almeno una volta ogni 5 anni. Il tasso di sopravvivenza era correlato più con il numero di personale addestrato che con il numero di defibrillatori disponibili. Ciò suggerisce la necessità di dotarsi di programmi integrati per la semplicità e rapidità di accesso allo strumento e per l’addestramento di base al primo soccorso.

Manovre da compiere in caso di arresto cardiaco (catena della sopravvivenza)

  • Riconoscimento dell’arresto cardiaco e attivazione del sistema di emergenza (118)
  • Rianimazione cardio respiratori
  • Defibrillazione
  • Advanced Life Support

Ciò presuppone:

  • Personale referente formato con attestato
  • Addestramento continuo (training, retraining)
  • Accessibilità del DAE
  • Sua gestione e manutenzione (responsabilità)
  • Essere nel percorso di emergenza territoriale

 

Criticità

  • Costi: acquisto di uno o più DAE nella stessa struttura in relazione alla sua tipologia e formazione del personale referente che deve essere sempre disponibile.
  • Numero delle persone da formare (training) in relazione alla popolazione afferente alla struttura (atleti e pubblico: ± 10??) e retraining periodico (ogni 2 anni) con i relativi costi.
  • Responsabilità della custodia (furti, manomissioni) e del funzionamento del DAE.
  • Responsabilità della pronta disponibilità (3 minuti).
  • Inserimento in una rete territoriale che faccia capo ad un «Advanced Life Support».

Punti di forza

  • Sinergie locali – Essere in una rete territoriale apporta vantaggi reciproci poiché significa: fornire un servizio attraverso l’incremento dei DAE a disposizione della cittadinanza; mettere a disposizione il proprio personale addestrato; poter usufruire di personale addestrato presente sul territorio, facilitandone all’accesso allo stadio e facendo leva sul valore di appartenenza ad una comunità, fidelizzandolo alla disciplina sportiva del calcio e alla propria squadra; avere la disponibilità di accesso ad un centro nosocomiale specializzato; possibilità di comarketing e di acquisto mediante crowdfunding.
  • Impegno sociale – Sensibilizzazione della cittadinanza su temi sociali e di tutela della salute pubblica. Promozione dell’immagine di uno sport più sano e più sicuro rispetto alle serie maggiori. Eventuale coinvolgimento di altre discipline sportive facenti capo alla stessa impiantistica.

Nell’attuale contesto generale, sociale, economico, politico, dominato dall’incertezza e dalla mancanza di punti di riferimento, questa iniziativa permetterebbe rappresentare l’occasione per lavorare sul valore della “rassicurazione” delle persone, in questo caso dei tifosi.

Prof. Bonetti
Direttore  SEM (Centro Interdipartimentale di Medicina dello Sport e dell’Esercizio Fisico)

VinzLux

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